Che cosa è

Quando, in giro per il mondo o per l’Italia, dici che abiti a Torino,
ti viene spesso risposto citando la Fiat o la Juventus; pochi la
ricordano anche come la città di don Bosco e del Cottolengo.
Ma qual è il vero volto di Torino, città che con lo sviluppo economico
dopo la seconda guerra mondiale ha raddoppiato la sua popolazione,
passando dai 400.000 ai 900.000 abitanti? Su questo si interroga anche
Vittorio Messori, che nel suo recente libro “Il mistero di Torino”
esplora le caratteristiche di questa città, in bilico tra i ricordi
della devozione religiosa e del suo passato di capitale e l’attualità
segnata 8 maggio 2005 dallo smantellamento delle industrie e dal culto della scienza e del
progresso. Forse un piccolo avvenimento può illuminarci nel cercare una
risposta.
Domenica 8 maggio 2005, verso le 8 circa,
150 persone si sono radunate nella piazza del Santuario della
Consolata, nel cuore del centro storico, in un angolo della cinta
muraria della città romana, per cominciare da lì il Pellegrinaggio a
piedi a Superga, in onore della Madonna di Fatima.
Le persone erano state convocate dai manifesti, diffusi nelle chiese e
nelle parrocchie dal comitato degli Amici del Pellegrinaggio a Superga;
molti erano venuti per un “passaparola”, ma qualcuno aveva semplicemente
letto l’avviso, esposto alla fermata s03 dell’autobus, come Johannes, tedesco di una cittadina vicino a Colonia,
che essendo a Torino per lavoro per alcune settimane aveva deciso di
venire a condividere questo gesto; altri ancora avevano conosciuto
l’iniziativa dal settimanale diocesano. Qualcuno, come Antonio,
iniziatore del Pellegrinaggio e promotore del comitato, vi prendeva
parte per la dodicesima volta. 
Alle 8,30 il
pro-rettore del Santuario della Consolata ha ricordato ai convenuti il
senso del loro camminare – un gesto fatto anche a nome di quanti non
potevano intraprenderlo-e ha guidato una preghiera: con la sua
benedizione il pellegrinaggio si è avviato.
La distanza complessiva del cammino era di circa 12 chilometri, con
circa 400 metri di dislivello. La prima parte del percorso, di circa
cinque chilometri, si svolgeva lungo Corso Regina e Corso Belgio, fino
alla parrocchia della Madonna del Rosario, dove si è fatta una sosta di
circa mezz’ora; si è quindi ripreso il cammino, affrontando la salita
fino al Santuario, dove si è arrivati verso le 12,30. La s04 marcia era animata dalla recita del rosario, con meditazioni introdotte
da un sacerdote ed intervallate da canti; un sistema di amplificazione
permetteva a tutti di seguire le letture e partecipare unitariamente ai
canti.
Il cammino dei pellegrini era controllato da
una pattuglia dei vigili urbani, necessaria per disciplinare il
traffico soprattutto sulla stretta salita; al seguito vi era anche
un’autoambulanza, per qualsiasi evenienza.
s05Il
Signore ci ha donato un tempo clemente: una giornata di sole caldo,
temperata da qualche nuvola e da un poco di vento. Il paesaggio
attraversato era, inizialmente, quello di una città nel suo risveglio
domenicale, con le persone che si affacciavano a guardare questo corteo
salmodiante; da Corso Belgio cominciava ad apparire la mole della
Basilica sulla collina, che ci attirava bianca nel cielo, come una
promessa; poi, man mano che si saliva, dalle svolte si poteva
contemplare il paesaggio della piana torinese, con la città e le
montagne sullo sfondo: la realtà per cui pregare e ringraziare il
Signore.
Durante il  percorso altri amici si
sono aggiunti, ed altri sono arrivati in auto al santuario: alla messa
finale, concelebrata da don Gottardo e don Capra, hanno partecipato
circa 250 persone. Qualcuno poi ha continuato la condivisione con
un’agape fraterna, ringraziando quanti avevano portato i viveri con le
automobili!
s06Unanime
il  sentimento di ringraziamento a Dio per l’esperienza vissuta,
per la condivisione con i fratelli della preghiera, del canto,
dell’offerta a Dio della fatica del cammino, della attenzione
reciproca; si era sperimentato che un pellegrinaggio è una metafora del
cammino della vita: di ciò si rendeva grazie a Dio.
Nicola Coccìa