Testimonianze

2026

Accolta dall’Amore

Mi chiamo Nadia e la mia storia inizia lontano, in quella che un tempo era la Jugoslavia.
Avevo diciannove anni quando la guerra mi costrinse a fuggire e, mentre i miei familiari trovarono
rifugio nei paesi limitrofi, il destino mi portò in Italia, una terra che da allora non ho più lasciato. Sono l’ultima di dieci figli e sono cresciuta in una famiglia musulmana non praticante, senza alcuna educazione religiosa e con il dolore di aver dovuto interrompere gli studi universitari a causa del conflitto. Al mio arrivo, fui accolta dalle suore vincenziane che mi aiutarono in ogni modo possibile, chiedendo nulla in cambio. Fu quella gratuità a colpirmi profondamente: le osservavo pregare e, mossa da una silenziosa curiosità, iniziai a seguirle in cappella. Mi parlavano di un Dio che è Amore, senza mai forzarmi, ma vedevo i loro volti illuminarsi mentre cantavano. La loro bontà è stata il primo, fondamentale passo del mio nuovo cammino.
Con il passare dei mesi, però, la vita si fece più difficile e faticosa. Attraversai un periodo segnato da delusioni e vicende dolorose che mi portarono a trascurare quel primo incontro spirituale.
A ventitré anni divenni madre di Emanuele e vidi in lui un segno dell’amore di Dio, ma la mia stabilità familiare ebbe vita breve. Dopo la nascita della mia seconda bimba, il mio compagno se ne andò, scomparendo completamente dalla mia vita e lasciandomi sola con due figli piccoli e un lavoro precario.
In quel momento di estremo bisogno mi rivolsi alla parrocchia del mio quartiere, deve fui nuovamente accolta e sostenuta. In particolare, una volontaria di nome Adriana fu per me come un vero angelo, un’ulteriore testimonianza di quell’amore divino che cercavo di comprendere.
Sebbene non fossi cattolica, desideravo per i miei figli un’educazione cristiana; avevo incontrato Gesù nel mio cuore, ma ero travolta dal vortice delle cose da fare e dalle fatiche di una vita non facile, e non riuscivo a trovare il tempo per intraprendere un vero percorso di fede.
La svolta è arrivata con il Giubileo del 2025: sentivo dentro di me il desiderio impellente di non morire senza aver ricevuto i sacramenti. Mi sono così rivolta alla Parrocchia di Santa Giulia, dove ho iniziato il cammino che mi ha portata al Battesimo nella notte di Pasqua di quest’anno. In quell’occasione ho voluto aggiungere Maria al mio nome, in onore della Madonna, della sua forza e della sua fede immensa.
Oggi sto approfondendo la mia conoscenza e il mio rapporto con Gesù, Maria e i Santi.
Sento di avere ancora molta strada da fare, ma avverto un desiderio profondo di aiutare gli altri, proprio come io stessa sono stata aiutata.
Ho fame di Dio, voglio conoscerlo sempre di più e ringraziarlo per tutto ciò che ha fatto per me. Recentemente sono tornata nel mio paese di origine per far visita alla mia anziana madre vedova e ho provato a raccontare alla mia famiglia la gioia e la pienezza provate nella notte di Pasqua, ma ho trovato solo freddezza e indifferenza. Ho capito con dolore di non appartenere più a quel mondo, eppure proprio in quel distacco il Signore ha operato un miracolo: prima di salutarci, mia madre ha superato il suo orgoglio e mi ha chiesto perdono. Io l’ho rassicurata dicendole: «Certo che ti perdono, ma perdona anche tu me se ti ho ferita››.
In questo percorso ho finalmente scoperto una pace interiore che non dipende dagli eventi esterni, ma dal mio legame indissolubile con Dio. Il Suo amore ha illuminato i miei angoli più bui e ha dato una direzione nuova alla mia vita. Non cerco più la felicità nelle cose materiali, perché la trovo nella certezza di essere amata in modo incondizionato. È una gioia traboccante, proprio come descritto nel Salmo 23, che mi riempie il cuore al punto da non poter fare a meno di riversarla sugli altri attraverso la generosità e l’amore.

Nadia Maria


Al centro del cuore

Una “definizione” che trovo bella dell’essere cristiano è che il cristiano è “colui che dà del tu a Dio”.

Per me è stato un lungo cammino imparare a farlo, un cammino segnato da frasi, che credo lui abbia detto a me. Ne condivido alcune.

La prima è una frase della Bibbia, libro del Siracide.
La gioia del cuore è la vita dell’uomo“. Non so dove l’ho trovata, so che ci ho messo molto tempo per comprenderla… mi ha accompagnato per molti anni.
Mi ha tenuta in piedi negli anni difficili dell’adolescenza, mi ha fatto da bussola e mi ha dato la possibilità, ad un certo punto, di uscire dallo schema di quello che secondo me “dovevo essere”, per incamminarmi sulla strada incerta di conoscere e liberare quello che avevo nel cuore.
Questo cammino mi ha portata a conoscere il Sermig e scoprire che la mia vita non sarebbe stata felice se non avessi speso tutta la mia vita in quei valori che sentivo risuonare così forte dentro di me. 

La seconda frase l’ho ricevuta dopo pochi mesi di vita all’arsenale.
Dopo aver ascoltato una riflessione sui giovani e sulla speranza che possono portare nel mondo, io sono andata da Ernesto (Olivero, fondatore del Sermig) e elencargli tutti i motivi secondo cui io, timida, imbranata, insicura, non potevo accogliere la scommessa.
Ernesto severo mi ha detto: “Sappi che il mondo va avanti“.
A distanza di anni sono ancora riconoscente per quella doccia fredda, perché mi ha fatto capire che se fossi stata ferma a guardare i miei limiti e ad ascoltare i miei pensieri, avrei continuato a girare a vuoto.
Avevo un bene che potevo fare e una responsabilità da giocare.

In quello stesso periodo, un’altra frase, detta da un signore incontrato per caso in una chiesa della provincia di Varese. Mi si è avvicinato e mi ha detto: “Senza un centro non puoi espanderti“. E poi è andato via.
Ci ho messo molti anni a capirla e molto di più per iniziare a viverla.
Ho dovuto passare per un momento difficile che mi ha svuotata di tante mie convinzioni su di me e su Dio, per scoprire che Dio da sempre bussava alla mia vita e che mi amava per quella che ero, amava di me anche tutto quello che io giudicavo sbagliato.
Quando gli ho permesso di abitare al suo posto, al centro del mio cuore, ho iniziato a vivere davvero.

L’ultima parola è ilsilenzio.
Ho imparato che Dio mi parla nel silenzio.
Credo di averlo potuto imparare grazie al percorso che ho fatto. Diversamente non avrei potuto saperlo!
Nel silenzio riconosco la sua presenza, e riconosco che la sete di lui è stata ciò che mi ha spinto a cercare.
Con lui oggi sto imparando a guardare alla mia vita, alle decisioni da prendere, alle persone che incontro (i poveri che bussano alla porta dell’arsenale, i giovani, i fratelli e le sorelle della fraternità…) con uno sguardo diverso, con il suo sguardo.

Porto in questo pellegrinaggio il dolore di tante persone che sono nella sofferenza, che sono sole e che si sentono sole.  Prego perché possano ricevere un segno della presenza di Dio nella loro vita, una parola di cura che possa dare loro speranza. E per tutti coloro che lo hanno incontrato, perché possano essere nel mondo un segno di amore.

Elena, Fraternità della Speranza – Sermig


L’altro come dono

Buongiorno a tutti

Sono sorella Chiara e faccio parte dell’istituto religioso delle Discepole del Vangelo, una comunità che si ispira alla figura di San Charles de Foucauld. Assieme a Francesca, Cristina e Agnès vivo nella fraternità presente qui a Torino, in un appartamento della parrocchia della Santissima Annunziata accogliendo l’invito della diocesi a condividere la vita di questa comunità parrocchiale e ad essere presenza accogliente per i giovani, soprattutto universitari, che passano di qui.

Sono arrivata qui a Torino un anno fa, sono originaria di un piccolo paese del Veneto, dove attualmente abita anche la mia famiglia, composta da mamma e papà e altre due sorelle.

Rileggendo la mia esperienza posso dire che il Signore nel corso della mia vita mi ha dato molti appuntamenti che hanno orientato e stanno orientando le mie scelte più grandi ma anche quelle quotidiane.

Un primo luogo in cui il Signore si è fatto presente nella mia vita è stato in famiglia perché lì, per la prima volta, c’è stato reale incontro con l’altro e ho preso consapevolezza, in modo neanche troppo leggero, che il mondo non gira tutto attorno a me. A partire da quando ero in seconda superiore, infatti, la mia famiglia ha deciso di diventare una famiglia affidataria. È stata una decisione dei miei genitori per me molto difficile da accettare, in quanto, ho davvero vissuto e compreso cosa significhi fare posto agli altri nella propria vita. Fargli posto non solo fisicamente dandogli una stanza o condividendo degli spazi ma anche essere disposti a condividere parte dei tuoi affetti. Il Signore è così passato in Maria, Wendy, Aurora… bambine con situazioni familiari difficili, private fin da quando erano piccole di tutte le cose che io fino a quel momento davo per scontate. In particolare è solo quando ho aperto gli occhi e mi sono accorta della loro sofferenza e del malessere che si portavano dentro, decidendo di lasciar perdere me stessa, i miei pregiudizi, tutte le mie ragioni e pretese che ho cominciato a vivere un’esperienza evangelica, dove l’altro, molto spesso quello che ci è più scomodo, diventava dono di Dio. 

Un secondo luogo dove ha incontrato il Signore è stato durante il primo anno di università. Al termine delle superiori infatti ho scelto di frequentare il corso di Servizio Sociale all’università di Trento. Il vivere alcuni giorni fuori casa è stata per me un’esperienza significativa: trovavo molta difficoltà ad inserirmi in quel contesto nuovo e sconosciuto e nel fare amicizia all’università. Ma questo se da un lato mi ha creato un po’ di sofferenza e fatica ha fatto si che io iniziassi veramente a mettermi in ascolto della vita e della Parola. Ed è forse in questo momento che ho iniziato ad intuire qualcosa di più profondo e grande sulla mia vocazione. Così in quel tempo faticoso ho iniziato a curare di più il mio rapporto con il Signore, a scegliere di ritagliarmi degli spazi per pregare. 

L’essere accompagnata in modo semplice e discreto da una sorella delle Discepole del Vangelo, fraternità che conoscevo e frequentavo fin dalla prima media, mi ha permesso davvero di fare verità in me e di scoprire, pian piano, che forse la vita vissuta in fraternità avrebbe potuto essere una vita che rispondeva ai miei desideri e che dava alla persona di Gesù quel posto che io avrei voluto dargli: il primo.

L’incontro, la frequentazione e la conoscenza delle Discepole del Vangelo mi ha permesso di incontrare la figura di Charles de Foucauld. 

Questo santo, nella sua particolarità e originalità, mi offre ogni giorno un modo e uno stile per vivere il Vangelo. Il suo stile privilegia le relazioni come strada di annuncio del Vangelo. Concretamente ciò significa offrire tempo e spazi nella mia vita all’accoglienza di chiunque passa per la nostra fraternità e si ferma per un saluto, un caffè oppure per condividere con noi un’esperienza; significa vivere il mio lavoro di assistente sociale come occasione di accompagnamento di chi vive situazioni di fragilità e fatica; significa cercare di non alimentare discordie e divisioni tra colleghe ma di cercare l’unità; significa rimanere in ascolto dei desideri e delle esigenze dei giovani e cercare, assieme a loro, nelle loro domande, strade per accompagnare all’incontro con il Signore. Uno degli elementi che per me è una forza ed è promettente in questa vita che ho scelto è quello di poter vivere tutto ciò in fraternità con le sorelle. Nelle gioie e nelle fatiche del vivere insieme mi rendo conto che si fa forza l’annuncio del Vangelo. Insieme impariamo l’una dall’altra a cogliere lo Straordinario nell’ordinario e a metterlo a servizio di altri.

Chiara, Discepole del Vangelo


Il mio primo cammino verso Superga

Il mio nome è Fabio, è la prima volta che partecipo a un pellegrinaggio ma è tanti anni che assisto alle messe, tra impegni lavorativi e i vari impegni della vita non sapevo neanche l’esistenza del pellegrinaggio.

Per me è stata una scoperta lieta, nonostante non sapessi come si svolgeva, fin dall’inizio è stato serio… sono stato bene nella preghiera a Dio e Maria ed era la prima volta che assistevo alla Santa Messa nella Basilica di Superga….mi sento più ricco nello spirito.

Nel cammino mi è passata tutta la mia vita davanti, le mie colpe, le angosce le mie gioie… ma oggi sono in pace e non è che non mi arrabbio se c’è motivo ma non è più come anni fa.

Io sto cercando di amare il prossimo come amo me stesso e imparare a vedere la vita con gli occhi di Dio…e mi rendo conto e delle volte sono sorpreso di quanto è grande l’amore di Dio nostro Padre creatore.

Credo che parteciperò ad altri pellegrinaggi nella mia vita è sono sicuro che il secondo e poi il terzo e il quarto e via discorrendo li capirò di più e mi insegneranno.

Fabio


Una giornata di grazia

Ho partecipato per la prima volta al pellegrinaggio a Superga alla Madonna delle Grazie, da alcuni anni avevo questo desiderio che all’ultimo momento veniva cancellato.

Fin da subito sul piazzale di fronte Maria Ausiliatrice osservavo le persone che partecipavano già un po’ avanti con gli anni e anche qualche problema fisico gli occhi colmi di fede sussurravano “anche quest’anno ringrazio perché posso partecipare”. Commoventi il percorso con sosta al Sermig, poi Santa Giulia e le testimonianze, il percorso in salita un po’ rallentato dalla fatica, ma, le preghiere del Santo Rosario e i canti alla Madonna davano un tono alla fatica.

Il ristoro a metà percorso provvidenziale e incoraggiante per giungere la meta.

Emozionante l’arrivo alla Basilica vedere tante persone in ginocchio sulla gradinata per poi partecipare alla Santa Messa.

Ho ringraziato il Signore per avermi regalato una giornata di pace condivisione e serenità, grazie a Voi per l’organizzazione e arrivederci al prossimo anno.

Mariuccia