Quando Maria vuole qualcosa, non c’è niente che la fermi.
Don Bosco fonda l’ADMA Associazione Devoti di Maria Ausiliatrice nel 1869, un anno dopo la consacrazione della Basilica, come segno e ringraziamento per le innumerevoli grazie che Maria aveva compiuto verso il popolo e verso di lui. La fonda per rafforzare la devozione verso le due colonne: Maria e l’Eucaristia, convinto che Maria è la strada maestra per arrivare a Dio ed alla salvezza, e da lì grazie a Lei si è diffusa in tutto il mondo. Oggi l’ADMA è presente in 50 nazioni, 800 gruppi di cui circa 60 in Italia, oltre 100.000 aderenti. Ma questo lo trovate anche nei libri e sul sito. Quello che non trovate sul sito sono le piccole e grandi grazie che Maria fa quotidianamente, l’affetto che le persone nutrono per Maria, le piccole resurrezioni di ogni giorno che avvengono grazie a Lei. Quando Maria vuole qualcosa non ce n’è per nessuno. Lo abbiamo visto nelle tante coppie riconciliate, nelle vite riordinate, nelle croci portate con fede e diventate fonte di salvezza per altri. L’ADMA Primaria di Torino propone oggi esercizi spirituali mensili ed estivi per giovani famiglie ed adulti, percorsi educativi per i giovani, si fa prossima alle situazioni di difficoltà sforzandosi di essere docile allo Spirito ed attenta ai tempi che corrono. L’iniziativa più carismatica è la preghiera che si tiene ogni 24 del mese, in ricordo della Festa di Maria Ausiliatrice che sarà il 24 maggio. In modo semplice, si prega il Rosario, si dedica del tempo opportuno all’Adorazione Eucaristica e per chi vuole, c’è sempre la possibilità della confessione. Invitiamo anche voi a partecipare, per camminare insieme e con Maria verso il Signore, per riconoscere insieme il bene che Maria opera ogni giorno nelle nostre vite. Instancabilmente.
Con la certezza nel cuore
Ho studiato e lavorato all’estero, prima negli Stati Uniti (a San Francisco e Boston) poi a Londra. Ho iniziato a lavorare giovanissima, nel mondo della finanza, in banche d’affari, e ho fatto una super carriera, molto velocemente (tipo quelle dei calciatori): ho lavorato per 10 anni in una banca americana (la prima banca al mondo!) sono diventata dirigente/manager a 29 anni (all’epoca ero tra le dirigenti più giovani) e guadagnavo milioni di dollari (realmente, mi pagavano in USD. Avevo tutti i benefits possibili e immaginabili (compreso l’autista) e vivevo praticamente nel lusso. Al di là dell’ambizione e a prescindere dall’intenzione di “fare carriera” (che comunque procedeva speditamente), ho sempre lavorato con tanta passione, precisione e dedizione… tra l’altro ottenevo grandi risultati in qualsiasi cosa facessi (anche nello sport, nella musica etc…) Insomma,da un lato mi sentivo una privilegiatain tutti i sensi (perché sapevo di aver ricevuto tanto),dall’altro rischiavo il “delirio di onnipotenza”!
Sono stata fidanzata con un ragazzo per 7 anni (credevo che ci saremmo sposati e addirittura avevo già pensato ai nomi dei miei figli…. questo per sottolineare quanto fossi avanti nella “programmazione della mia vita”) ma, anche in questo rapporto c’era sempre qualcosa che mancava…Ero alla ricerca di un “amore perfetto” e avevo un ideale talmente alto che non riuscivo mai a trovare chi mi corrispondesse totalmente. Nella mia continua ricerca di perfezione, chiedevo sempre al Signore di farmi incontrare un “marito perfetto” … fino a quando, dopo tanti anni, ho iniziato a capire chel’amore perfetto, che tanto desideravo, era troppo alto per trovare corrispondenza in una persona(nessuno mi sembrava mai all’altezza di un amore così!)e che solo Cristo poteva corrispondere pienamente ai desideri più alti del mio cuore.Da questo punto in poi, nel tempo, c’è stato un cambiamento che è diventato sempre più radicale fino a maturare il desiderio di rispondere all’Amore di Cristo (che c’è sempre stato ma che ho riconosciuto in un momento ben preciso della mia vita) e a donargli tutta me stessa, per sempre.
Ho frequentato la parrocchia fino alla cresima, poi mi sono limitata ad andare a messa la domenica “per tradizione” (educazione ricevuta dalla mia famiglia) e perché nella mia testa c’era questo rapporto “do ut des” con il Signore: dal momento che con me era così tanto generoso, non volevo “contrariarlo” e mi sentivo quasi “in obbligo”! Nella mia superficialità, mi confessavo spesso (perché “dovevo” fare la comunione) cercando, però, sempre un prete diverso, che non mi conoscesse o non si ricordasse dell’ultima confessione.
In tutto ciò, comunque,non vivevo un’unità di vita: la mia vita spirituale, man mano che crescevo, proseguiva sempre “parallelamente” alla mia vita sociale. Ho vissuto un periodo di grande mondanità: tanti amici, impegni vari, viaggi intorno al mondo, in posti esotici, vacanze in barca a vela, aperitivi, feste, tanto divertimento… Posso dire che non facevo nulla di “illecito” (ad esempio, nessun uso di droghe, nonostante le persone e gli ambienti che frequentavo ne fossero pieni) ma la mia vita era superficiale e incoerente, totalmente in contrasto con il mio cuore. Ad esempio, quando andavo a fare i weekend con le amiche (a St. Tropez, Ibiza, Formentera, Mykonos…) la domenica cercavo l’orario delle messe su internet e trovavo una scusa per allontanarmi da loro solo per andare a messa.
Tutto ciò è per dire cheho sempre vissuto molto intensamente e non mi sono mai risparmiata in nulla, ma ero sempre alla ricerca di una pienezza(che apparentemente vivevo – esteriormente avevo tutto ciò che potessi desiderare)che solo molti anni dopo ho scoperto essere totale, solo nel rapporto con Cristo!
Mentre svolgevo una vita serena, felice, piena di affetto, successi lavorativi, attività varie… ci sono stati alcuni episodi molto dolorosi, principalmente legati alla mia famiglia e alla salute di persone a me molto care, che hanno cambiato (o meglio stravolto) la mia esistenza. Questo è stato il primo momento in cui ho iniziato a vedere la mia vita sotto un altro aspetto. Alcune decisioni lavorative che ho preso successivamente sono state anche dettate dal non volermi allontanare troppo dalla mia famiglia perché sentivo il peso delle responsabilità [all’epoca vivevo a Londra e ho deciso di lasciare tutto: ho rinunciato ad una brillantissima carriera in finanza per tornare in Italia]. In un certo senso ho anche iniziato a prendere consapevolezza che le circostanze dolorose sono fatti della vita reale (fino ad allora era come se avessi vissuto in una bolla, un po’ fuori dalla realtà).Di fatto è stato il mio primo contatto serio con il male.Quello è stato l’inizio del mio cammino di conversione (che ovviamente continua ancora oggi e che durerà tutta la vita). Per quanto drammatica, dolorosa e molto difficile da affrontare, questa situazione mi ha cambiata totalmente. Di fronte al male veroho iniziato a provare un senso di impotenza talmente forte che mi ha fatto pian piano abbandonare completamente a Dio…
Proprio quell’anno lì, per fare un “sacrificio” e chiedere la grazia per una persona a me molto cara (sempre nell’ottica del “do ut des”) ho deciso di rinunciare ad uno dei miei viaggi in posti esotici per andare in Terra Santa (anche questa è stata una circostanza fortuita, che definisco “provvidenziale”, ma che non racconto per non dilungarmi troppo). In quei luoghi ho fattoil mio primo vero incontro con Cristoe ho avuto l’occasione di conoscere persone che mi attraevano per l’unità della loro vita. In particolare, ho conosciuto un sacerdote con cui è nato un bel rapporto di amicizia che, nel tempo, mi ha cambiata profondamente – senza particolari discorsi ma semplicemente offrendomi la sua compagnia.
Pian piano sono cambiate le mie priorità e il mio sguardo sulla realtà. Pian piano anche quel desiderio, di avere una famiglia (così come anche l’ambizione lavorativa) si affievoliva sempre di più perché era chiarissimo, dentro di me, cheavevo incontrato qualcosa che valeva molto di più di tutto ciò che avevo ricevuto e vissuto fino ad allora.
Mi sono sentita investita da un amore così grandeche, quando sono tornata dalla Terra Santaè cambiato tutto, anche esteriormente, nella mia vita. Ero innamorata e mi sentivo profondamente amata (come quando hai le farfalle nello stomaco) – ho iniziato a provare un gusto esagerato per tutto ciò che vivevo, anche nelle piccole cose. Il cambiamento però non è stato così repentino, nel senso che continuavo a svolgere la mia vita normale, semplicemente con una gioia econ la certezza nel cuore di aver ricevuto un Amore più grande di tutto ciò che mi circondava e di essere veramenteuna privilegiata!C’è stato quindi uncambiamento radicale di mentalità, di affetti, di cuore, di volontà, di priorità…ma più si approfondiva il mio rapporto con Cristo, più prendevo coscienza dei miei limiti, della mia piccolezza e del mio bisogno di salvezza.
Ho iniziato a sentire sempre più profondamente un puro desiderio di Dio, un desiderio di vicinanza a Lui che però all’inizio mi risultava anche molto strano. Avevo sempre e solo pregato per chiedere qualcosa in cambio, da un certo momento in poi invece ho iniziato a sentire un bisogno e un desiderio irrefrenabile di silenzio e preghiera, di andare a messa tutti i giorni, di cercare la compagnia di Cristo in qualsiasi istante della mia giornata e senza chiedere nulla in cambio, solo per il piacere di stare con Lui.Pian piano quell’unità di vita che vedevo in alcune persone e che mi aveva tanto affascinata iniziava a prendere forma anche nella mia vita. In tutto questo contesto si inserisce la scoperta della mia vocazione. La ricerca costante di un cambiamento, sempre più radicale, e il desiderio di una donazione totale mi hanno portato a fare dei passi. Da questo crescentedesiderio di stare vicina a Cristo, da questocambiamento di sguardo sulla realtà, e anche daldisagio che paradossalmente provavo nella mondanità in cui ero vissuta fino ad allora,sono maturate alcune riflessioni che mi hanno portato a fare un passo definitivo di consacrazione (dopo un lungo discernimento e una lotta interiore): ho donato totalmente la mia vita a Cristo pronunciando i voti di povertà, verginità e obbedienza nelle mani di un vescovo.
Riguardando la mia esperienza, posso dire 2 cose: 1) chela conversione è un cammino che dura tutta la vita. La mia esistenza terrena è una continua conversione, un continuo volgere la mia anima al Signore. La vita cristiana, in generale, è una conversione perenne; 2) che il cammino che porta a Dio non è un cammino ascetico nel senso che sale (come possiamo immaginarlo noi) ma, almeno il mio, è statoun cammino che discende: un cammino di spogliamento, un cammino di umiltà, uno sprofondare nel mio nulla per contemplare l’opera di Dio nella mia vita. Qualche mese fa sono stata in un monastero sul lago di Varese e ho letto questa frase della fondatrice che riassume sinteticamente tutto il mio vissuto:“Nel momento in cui sprofondiamo nel nostro beato niente, vi troviamo Dio.”
Alessia
